Travestimenti, tra gioco simbolico e teorie gender

Gioco simbolico e dei travestimenti, percorso formativo e esperienze di vita vissuta in anni di insegnamento.

Sbalordimento difronte alla strumentalizzazione del gioco dei bambini.

Si vuole usare la naturale tendenza dei bambini a giocare per introdurre variabili di gioco che, da destrutturato quale è, divenga veicolato al recepimento di altri valori condizionati.

Ne è un esempio questo progetto di Laboratorio. Considerato il committente è chiara la connotazione dell’evento e la distorsione del processo ludico del bambino.

La mia esperienza in campo educativo pluriventennale mi ha vista impegnata quale educatrice in un asilo nido nel quale era presente un “angolo dei travestimenti”. In questo spazio erano presenti scarpe da uomo e da donna, abiti da uomo e da donna, cappelli, sciarpe, guanti. I bambini venivano lasciati liberi di agire all’interno dello spazio le cui sole regole erano “non mi faccio male” e “non faccio male agli altri”. Nessun pensiero di imporre idee ai piccoli ci ha mai sfiorato.

Oggi invece apprendo che questo gioco viene usato per insegnare ai bambini che non ci sono differenze. Il vero concetto da insegnare ai bimbi è che le differenze ci sono e che sono proprio la specialità che li rende e ci rende unici e irripetibili, così come degni di rispetto.

Secondo Piaget si possono individuare tre stadi di sviluppo del comportamento ludico:

I giochi di esercizio prevalgono nel primo anno di vita, nella fase cosiddetta “senso-motoria”: il bambino, attraverso l’afferrare, il dondolare, il portare alla bocca gli oggetti, l’aprire e chiudere le mani o gli occhi, impara a controllare i movimenti e a coordinare i gesti.

Il piacere che deriva da questi giochi, spinge il bambino a ripeterli più volte. La fase di assimilazione, in questo periodo, prevale su quella di accomodamento: le nuove esperienze, infatti, vengono adeguate agli schemi mentali del bambino.

I giochi simbolici caratterizzano il periodo che va dai due ai sei anni di vita. Si collocano nella fase detta “rappresentativa”, in cui il bambino acquisisce la capacità di rappresentare tramite gesti o oggetti una situazione non attuale.

Si sviluppa la capacità di immaginazione e di imitazione, per cui i giochi preferiti sono quelli in cui, ad esempio, il bambino si improvvisa attore (finge di dormire, di cadere) o magari regista (chiede ad altri di fingere di dormire o cadere).

I giochi con regole li troviamo nel periodo dai sette agli undici anni, nella fase detta “sociale”, in cui il bambino comincia a vivere il rapporto con gli altri.

Questa fase è caratterizzata da una maggiore aderenza alla realtà, anche se continua a prevalere l’assimilazione sull’accomodamento.

Il bambino, sperimentando la vita di gruppo, si trova di fronte a determinate “regole” che è tenuto a rispettare.

Verso i due anni di vita il bambino cambia il suo modo di giocare ed inizia ad utilizzare gli oggetti con maggiore immaginazione; si sviluppa il “gioco simbolico”. In questo periodo il bambino inizia ad utilizzare la finzione, che gli permette di usare gli oggetti in maniera molto creativa attribuendo loro caratteristiche e funzioni diverse da quelle reali. Ecco allora che un mestolo può diventare la bacchetta di una batteria, un bastoncino come cavallo, una banana come telefono.

Sostenere il bambino in questo tipo di gioco, offrendogli anche nuove possibilità di trasformazione degli oggetti, lo aiuta ad esercitare la propria immaginazione e anche a rendere la sua mente più elastica e flessibile.

Il gioco simbolico è una delle prime forme di astrazione del pensiero. Il bambino si mostra in grado di vedere oltre le cose e di associare tra loro oggetti anche molto diversi da un punto di vista funzionale. Crescendo le competenze del bambino evolvono verso giochi più complessi.

Raccontiamo qualcosa del gioco dei travestimenti

Travestirsi e truccarsi, indossare la camicia del papà, le scarpe con i tacchi della mamma è il gioco più antico e affascinante del mondo. Attraverso questo gioco i bambini imitano e fanno propri i gesti quotidiani degli adulti, imparano, elaborano, sperimentano i ruoli e le varie identità. Usando la fantasia e l’immaginazione elaborano il loro vissuto, le emozioni che vivono nel rapporto con i loro genitori e il mondo esterno.

Con l’aiuto di una borsetta o un cappello, i bimbi inventano e raccontano delle storie, condividono insieme all’educatrice e ai coetanei un momento speciale e un po’ magico dove ci si può trasformare ad es. in una strega.

Il gioco di ruolo spesso diventa una chiave di lettura fondamentale per comprendere l’immagine che il bambino si è costruito di noi o delle persone che decide di interpretare.

E’ un’occasione per superare le incertezze e le paure identificandosi con i personaggi interpretati per imparare a stare con gli altri.

GIU’ LE MANI DAI BAMBINI e dalla loro innocenza.

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