Registro di Bigenitorialità

Bigenitorialità il registro a Milano.

Nessuna società può definirsi civile se non tutela i suoi bambini

Nessuna società, per quante iniziative metta in campo, per quanto si agiti a pubblicizzare i propri eventi può definirsi tale se l’intento primario non è la tutela dei minori, bensì il rincorrere ideologie e la tutela di soggetti terzi.

Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito alla trasformazione del rapporto tra uomo e donna, all’interno dell’istituto del matrimonio e della convivenza.

Tale rapporto ha visto la donna uscire dal ruolo di subordinata all’uomo e acquisire ruoli nella società. Il ruolo di moglie e madre è stato affiancato da ruoli lavorativi e di partecipazione attiva alla vita sociale.

Il modificarsi della società e le modalità di vita attuali, hanno visto anche il costituirsi di nuclei familiari lontani dalla famiglia di origine.

Non si è stati in grado di supportare adeguatamente la famiglia che, modificando assetto necessitava di supporti esterni al nucleo. Supporti che non erano più rappresentati dalla famiglia di origine a volte troppo lontana.

Si è venuto a creare un disgregamento dei legami.

Contestualmente a latere, l’istituzione famiglia subiva un attacco nei suoi valori fondamentali.

Diveniva evidente che il matrimonio altri non è che un contratto tra le parti, inscindibile e sebbene venga approvata la legge 1º dicembre 1970, n. 898 – “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” , restano appendici che continuano a mantenere il legame tra i due soggetti, (successivamente la normativa fu modificata dalle leggi 436/1978 e 74/1987. In particolare, con quest’ultima si ridussero i tempi necessari per giungere alla sentenza definitiva di divorzio [da cinque a tre anni] e si diede al giudice la facoltà di pronunciare una sentenza parziale che dichiarasse in tempi brevissimi lo scioglimento definitivo del vincolo ovvero il divorzio, separatamente dalla discussione sulle ulteriori condizioni accessorie dello scioglimento ovvero sulle questioni economiche, l’affidamento dei figli e altro. In tale modo si volle evitare che vi fossero cause instaurate al solo fine di procrastinare lo scioglimento del vincolo matrimoniale. La legge 55/2015 ha ridotto ulteriormente i tempi, permettendo il divorzio dopo un anno di separazione giudiziale e dopo sei mesi di separazione consensuale. Fonte Wikipedia)

Con la separazione e il divorzio, in presenza di figli viene a mancare la continuità del rapporto che il figlio ha con il genitore. Infatti i figli permangono in modo stabile con un genitore e all’altro viene assegnato il “diritto di visita” che generalmente consta in un pomeriggio, a volte due a settimana e un week end alternato.

Si assiste ad un altro cambio culturale nell’interno dell’area famiglia.

I padri acquisiscono una maggiore consapevolezza del loro ruolo proprio quando lo perdono.

Non solo. Il Diritto di Famiglia assesta un colpo durissimo all’uomo in quanto padre.

I padri vengono allontanati dalla casa familiare, perdono il contatto quotidiano con i figli – anche se solo serale dopo il lavoro, vengono messi in condizione di povertà. Sebbene l’argomento economico non sia l’aspetto preponderante nella questione che riguarda la Bigenitorialità, non possiamo esimerci da farne menzione. L’argomento lo tratterò sicuramente in un prossimo articolo.

Nel 2006 viene approvata la Legge 8 febbraio 2006, n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” che recita – Art. 1.(Modifiche al codice civile)- 1. L’articolo 155 del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Si inizia ad applicare così il concetto di Bigenitorialità anche alle famiglie disgregate.

Non fosse che per l’applicazione del principio di Bigenitorialità, occorrano delle condizioni che riducano al minimo l’innescarsi di conflitti. Così non è! L’interpretazione della legge 54/06, da parte degli operatori del settore, crea delle zone d’ombra entro cui non essendo definiti gli ambiti permetto lo svilupparsi di attriti. Sono tutte quelle questioni burocratiche, che potrebbero essere risolte in modo civile e invece diventano terreno di scontro o di prevaricazione.

A questo punto s’inserisce il Registro di Bigenitorialità ovvero uno strumento che, gestito da enti terzi, funge da cuscinetto nei rapporti tra i genitori che vengono definiti conflittuali. Con l’istituzione di un Registro Comunale di Bigenitorialità si intende dare applicazione ai principi contenuti nella normativa internazionale e nazionale, mettendo i figli al centro della storia familiare, nonostante nella stessa siano intervenute distanze o conflittualità insanabili.

Pur senza alcuna rilevanza ai fini anagrafici, attraverso l’iscrizione del figlio, mediante codice fiscale, al Registro si crea un legame tra gli identificativi dei genitori e quelli del minore.

Questo fa si che le comunicazioni di carattere amministrativo, vengano inviate anche in modo telematico ad entrambi gli indirizzi dei genitori e non solo all’indirizzo di residenza del minore.

Il sito Bigenitorialità raggruppa le informazioni in merito all’istituzione del Registro nei comuni italiani, monitorandone l’approvazione o il rifiuto.

Il sito è gestito dalle associazioni di genitori separati impegnati in questa “battaglia” di civiltà.

Nel 2015 il Registro è stato proposto anche al Comune di Milano  (click) da parte di due Consiglieri Comunali uno della Lega, Igor Iezzi, l’altro del Pd, Alessandro Giungi. Dopo un primo avvio che ci ha visti impegnati nelle nove Zone per discuterlo nelle varie commissioni acquisendo otto pareri positivi e un parere avverso, l’iter del Registro si è misteriosamente arenato nella Commissione Consiliare Affari Istituzionali.

Ad oggi siamo in attesa che il Presidente della Commissione metta in agenda la discussione per l’istituzione del Registro di Bigenitorialità.

Attendiamo noi, ma soprattutto attendono tutti quei figli coinvolti in diatribe per la gestione di aspetti così facilmente superabili.

Annunci

Convegno dei diritti, ma non di tutti

Mi giuge comunicazione di un convegno dove si parlerà di famiglia. Apro la mail e trovo la locandina in allegato

La osservo e rimango colpita dal messaggio che trasmette. Cerco di capirne di più.

Quasi contemporaneamente parte un tam tam sul social Facebook, mi arrivano una miriade di messaggi in bacheca e personali d’indignazione per questo convegno, soprattutto per come si presenta e per i contenuti che mancano.

Mi occupo d’infanzia, chi mi conosce lo sa,  da anni gravito attorno al mondo associativo impegnato nella difesa dei diritti dei minori coinvolti nelle cause di separazione e di divorzio. Per questo tutti quei messaggi nella mia posta.

Cercando m’imbatto così nella bacheca Iolanda Nanni – portavoce Consigliere alla Regione Lombardia, rappresentante del M5S dove trovo questo post:

In rete, un articolo pubblicato dell’intervista al Consigliere Regionale Antonio Saggese della Lista Gruppo Maroni Presidente, che si esprime così in merito al convegno

(…) “…Da papà separato – ha affermato Saggese – sono indignato insieme ai miei figli, perché nell’immagine del convegno che il M5S ha utilizzato per parlare di tutte le famiglie che hanno diritto di essere tutelate hanno considerato una coppia eterosessuale con un bimbo, due coppie di omosessuali maschi e femmine, una mamma sola con due bambini mentre hanno escluso un papà con i suoi figli. Esistiamo anche noi – ha aggiunto – e l’assurdo è che proprio una forza di opposizione che dovrebbe battersi radicalmente per il rispetto delle uguaglianze dimentica la figura degli uomini eterosessuali, padri dei loro figli”.
Per Saggese, componente della commissione Sanità e politiche sociali della Regione e vice presidente dell’Associazione papà separati della Lombardia, “il convegno discrimina i padri separati che hanno l’affidamento esclusivo o condiviso dei figli, ma che per il M5S non sono una famiglia. Nell’immagine che i grillini hanno della famiglia riconoscono diritti che sono ancora in fase di consolidamento, e li tolgono a chi li ha già consolidati. Si tratta di una immagine contraria ai princìpi costituzionali di uguaglianza (art. 3) e di tutela dei figli, che entrambi i genitori – non solo uno – hanno il dovere e il diritto di mantenere, istruire ed educare (art. 30)” (…).

Nella conversazione che nasce sulla bacheca della Consigliera Nanni a proposito del Convegno lascio il mio contributo che riporto integralmente qui, di seguito
“Si definisce polemica sterile la pretesa di parità di diritti anche per quelle famiglie dove sono presenti padri e figli.
Si definisce polemica sterile quella del Consigliere Antonio Saggese che chiede la sospensione del convegno adducendo come motivazione la mancanza dell’immagine della famiglia composta da padri e figli.
Sterile…
Eppure il linguaggio delle immagini ha un impatto più forte di quello delle parole perché arriva diretto… viene letto immediatamente.
Mi viene detto che ci sarà Small Families in rappresentanza delle famiglie monogenitoriali, vado a vedere il sito per la prima volta e vedo nella slide scorrere delle immagini con delle parole, queste “Artemisia Gentileschi, cresciuta con il padre, pittrice di successo quando la pittura era riservata solo agli uomini.” – “Maria Montessori, pedagoga di fama mondiale, allevò da sola e con successo suo figlio nei primi del Novecento” – “Paul Gauguin, vissuto con la madre, inizia a dipingere grazie al tutore che lei gli ha indicato.”….
La totale esaltazione della figura femminile in quanto madre o in quanto donna….. Trovo un articolo molto critico dove si parla di Registro della Bigenitorialità nel quale si scrive … ”La bigenitorialità facilita le relazioni? È un quesito che ci siamo poste dopo aver appreso, qualche tempo fa, che due consiglieri comunali di Milano, uno della Lega Nord e l’altro del PD, hanno avuto la brillante idea di sottoporre all’esame dei Consigli di Zona il “Registro della bigenitorialità”, e quindi la possibilità del genitore separato o divorziato di registrare il figlio minore , con l’intento – si dice – di permettergli di ricevere tutte le comunicazioni che lo riguardano. Si badi bene! È permesso ad entrambi i genitori di iscrivere il minore sul registro, MA LA REGISTRAZIONE SARÀ DI FATTO UTILIZZATA SOLO DAL GENITORE CHE NON VIVE CON IL FIGLIO, CON LA CONSEGUENZA – TUTT’ALTRO CHE TRASCURABILE – DI UN INDEBITO CONTROLLO SUL GENITORE COLLOCATARIO.
La pratica si sta diffondendo in varie parti d’Italia. Ancora una volta la Lega (attualmente in accordo con il PD) fa passare una sua proposta come un diritto dei più deboli, quanto in realtà FA PROPRIE LE ISTANZE DELLA POTENTE ASSOCIAZIONE DEI PADRI SEPARATI.”…..”
E lei mi viene a raccontare che Small Families rappresenterà le famiglie dove i figli vivono con il padre?”

Un amico mi scrive “Iolanda Nanni dice: Noi Andiamo Avanti!!! Ma forse si dimentica che il detto era: Nessuno deve rimanere indietro!!

Ovviamente i genitori, padri compresi!!!”