Conflitto e conflittualità – separazioni o divorzi

Conflitto e conflittualità nelle separazioni e nei divorzi.

Affrontiamo questo discorso spinoso, lo faccio come rappresentante del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, lo faccio come donna, madre, ex moglie e oggi moglie di un padre separato.

Una prospettiva sul problema da più angolazioni.

Succede sempre, o quasi, quando ci si trova a doversi rapportare con ex mogli che mal digeriscono nuovi rapporti dei loro ex, che le nuove compagne o nuove mogli vengono tacciate di fomentatrici di conflittualità.
In alcuni casi può accadere ma, nella maggioranza dei casi, sono le ex mogli che mettono in campo atteggiamenti restrittivi nei confronti delle frequentazioni dei figli con i loro padri quando compare una figura femminile al fianco del loro ex.

A quel punto scatta qualcosa. Quasi certamente le madri vedono minacciato il loro ruolo nei confronti dei figli e vivono una sorta di insicurezza. Il dramma avviene, quando a questo punto viene messa in atto la vendetta che vede quali vittime principali i figli coinvolti.

Poche, quelle madri che forti del loro rapporto con i figli, riescono ad instaurare anche un rapporto civile con le nuove compagne.
Nella mia esperienza personale di ex moglie e di moglie di un padre separato,  nessun ostacolo, è stato posto (da me) alla frequentazione dell’attuale compagna del mio ex marito con i miei figli – perché avrei dovuto? – So cosa ho costruito come madre e non temo che alcuna possa subentrarmi in tale ruolo. Peraltro, lei mai si è posta come mio alter ego.
Non è andata altrettanto bene a me… ma non devo raccontare nulla, che tanti di voi che mi leggete, già non conoscete.

Altresì, nella mia esperienza associativa, mi è spesso capitato di sentire ex mogli pretendere che i figli non frequentassero le nuove compagne; salvo, poi, chiedere la loro dichiarazione dei redditi.

Come dicevo il conflitto nasce nel momento in cui una nuova figura femminile fa capolino nella vita dei figli. Pare che la rivalità tra donne sia ancestrale… madri figlie, suocere nuore, ex mogli nuove compagne.

La dinamica è sempre la stessa.

Chi vive una relazione con un padre separato sa benissimo di cosa scrivo.  Le nuove compagne hanno di che doversi destreggiare a far quadrare vite a fisarmonica, poco tempo resta loro per architettare forme di ritorsione nei confronti di chi è venuto prima di loro.

Tante poi, hanno raggiunto un tale livello di autostima e autodeterminazione che non hanno alcun problema nei confronti del passato dei loro compagni. Accettano come dato di fatto che il loro compagno abbia avuto una famiglia precedente al loro rapporto e accolgono serenamente i figli di questi rapporti, ora in frantumi. Si pongono come ulteriore adulto nei confronti dei figli e generalmente i figli le accettano come tali.

Purtroppo per i figli, non altrettanto si può raccontare di CERTE madri che impiegano molto del loro tempo ad inventare modi per confliggere contro la nuova coppia, facendo del male in primis proprio ai piccoli… qualcuna non rendendosene conto qualche altra scientemente.

Eppure il luogo comune che le nuove compagne odino le ex mogli prende sempre ampio spazio nella dialettica comune. Persino certi operatori del settore le relegano in ruolo ostacolante alla naturale armonia della famiglia separata, parlando di conflitto, soprattutto perchè “minano la serenità della signora”

Poco importa a costoro se i bambini tornano felici dai weekend con i papà, non si sopporta che i bambini siano felici grazie anche alla presenza di un’altra donna e questa donna si fa di tutto per screditarla.

ΦφΦ

Non parteggio, per partito preso, con le compagne e contro le ex anzi, mi dà immensamente fastidio il luogo comune che si viene a creare. Le nuove compagne in conflitto con le ex….

Bisogna avere il coraggio. A fronte di tante ex mogli in gamba circolano tante e tali delinquenti, tra l’altro si agitano come galline nel pollaio cercando anche appoggi nelle istituzioni, che tentano in tutti i modi di usare violenza agli ex e ai figli screditando la figura della nuova compagna….

E’ ora di dirle queste cose a voce ben alta e chiara.

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Registro di Bigenitorialità

Bigenitorialità il registro a Milano.

Nessuna società può definirsi civile se non tutela i suoi bambini

Nessuna società, per quante iniziative metta in campo, per quanto si agiti a pubblicizzare i propri eventi può definirsi tale se l’intento primario non è la tutela dei minori, bensì il rincorrere ideologie e la tutela di soggetti terzi.

Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito alla trasformazione del rapporto tra uomo e donna, all’interno dell’istituto del matrimonio e della convivenza.

Tale rapporto ha visto la donna uscire dal ruolo di subordinata all’uomo e acquisire ruoli nella società. Il ruolo di moglie e madre è stato affiancato da ruoli lavorativi e di partecipazione attiva alla vita sociale.

Il modificarsi della società e le modalità di vita attuali, hanno visto anche il costituirsi di nuclei familiari lontani dalla famiglia di origine.

Non si è stati in grado di supportare adeguatamente la famiglia che, modificando assetto necessitava di supporti esterni al nucleo. Supporti che non erano più rappresentati dalla famiglia di origine a volte troppo lontana.

Si è venuto a creare un disgregamento dei legami.

Contestualmente a latere, l’istituzione famiglia subiva un attacco nei suoi valori fondamentali.

Diveniva evidente che il matrimonio altri non è che un contratto tra le parti, inscindibile e sebbene venga approvata la legge 1º dicembre 1970, n. 898 – “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” , restano appendici che continuano a mantenere il legame tra i due soggetti, (successivamente la normativa fu modificata dalle leggi 436/1978 e 74/1987. In particolare, con quest’ultima si ridussero i tempi necessari per giungere alla sentenza definitiva di divorzio [da cinque a tre anni] e si diede al giudice la facoltà di pronunciare una sentenza parziale che dichiarasse in tempi brevissimi lo scioglimento definitivo del vincolo ovvero il divorzio, separatamente dalla discussione sulle ulteriori condizioni accessorie dello scioglimento ovvero sulle questioni economiche, l’affidamento dei figli e altro. In tale modo si volle evitare che vi fossero cause instaurate al solo fine di procrastinare lo scioglimento del vincolo matrimoniale. La legge 55/2015 ha ridotto ulteriormente i tempi, permettendo il divorzio dopo un anno di separazione giudiziale e dopo sei mesi di separazione consensuale. Fonte Wikipedia)

Con la separazione e il divorzio, in presenza di figli viene a mancare la continuità del rapporto che il figlio ha con il genitore. Infatti i figli permangono in modo stabile con un genitore e all’altro viene assegnato il “diritto di visita” che generalmente consta in un pomeriggio, a volte due a settimana e un week end alternato.

Si assiste ad un altro cambio culturale nell’interno dell’area famiglia.

I padri acquisiscono una maggiore consapevolezza del loro ruolo proprio quando lo perdono.

Non solo. Il Diritto di Famiglia assesta un colpo durissimo all’uomo in quanto padre.

I padri vengono allontanati dalla casa familiare, perdono il contatto quotidiano con i figli – anche se solo serale dopo il lavoro, vengono messi in condizione di povertà. Sebbene l’argomento economico non sia l’aspetto preponderante nella questione che riguarda la Bigenitorialità, non possiamo esimerci da farne menzione. L’argomento lo tratterò sicuramente in un prossimo articolo.

Nel 2006 viene approvata la Legge 8 febbraio 2006, n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” che recita – Art. 1.(Modifiche al codice civile)- 1. L’articolo 155 del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Si inizia ad applicare così il concetto di Bigenitorialità anche alle famiglie disgregate.

Non fosse che per l’applicazione del principio di Bigenitorialità, occorrano delle condizioni che riducano al minimo l’innescarsi di conflitti. Così non è! L’interpretazione della legge 54/06, da parte degli operatori del settore, crea delle zone d’ombra entro cui non essendo definiti gli ambiti permetto lo svilupparsi di attriti. Sono tutte quelle questioni burocratiche, che potrebbero essere risolte in modo civile e invece diventano terreno di scontro o di prevaricazione.

A questo punto s’inserisce il Registro di Bigenitorialità ovvero uno strumento che, gestito da enti terzi, funge da cuscinetto nei rapporti tra i genitori che vengono definiti conflittuali. Con l’istituzione di un Registro Comunale di Bigenitorialità si intende dare applicazione ai principi contenuti nella normativa internazionale e nazionale, mettendo i figli al centro della storia familiare, nonostante nella stessa siano intervenute distanze o conflittualità insanabili.

Pur senza alcuna rilevanza ai fini anagrafici, attraverso l’iscrizione del figlio, mediante codice fiscale, al Registro si crea un legame tra gli identificativi dei genitori e quelli del minore.

Questo fa si che le comunicazioni di carattere amministrativo, vengano inviate anche in modo telematico ad entrambi gli indirizzi dei genitori e non solo all’indirizzo di residenza del minore.

Il sito Bigenitorialità raggruppa le informazioni in merito all’istituzione del Registro nei comuni italiani, monitorandone l’approvazione o il rifiuto.

Il sito è gestito dalle associazioni di genitori separati impegnati in questa “battaglia” di civiltà.

Nel 2015 il Registro è stato proposto anche al Comune di Milano  (click) da parte di due Consiglieri Comunali uno della Lega, Igor Iezzi, l’altro del Pd, Alessandro Giungi. Dopo un primo avvio che ci ha visti impegnati nelle nove Zone per discuterlo nelle varie commissioni acquisendo otto pareri positivi e un parere avverso, l’iter del Registro si è misteriosamente arenato nella Commissione Consiliare Affari Istituzionali.

Ad oggi siamo in attesa che il Presidente della Commissione metta in agenda la discussione per l’istituzione del Registro di Bigenitorialità.

Attendiamo noi, ma soprattutto attendono tutti quei figli coinvolti in diatribe per la gestione di aspetti così facilmente superabili.